Dave Matthews Band a Lucca

Tre ore e ventitrè minuti di musica pura segnano chiunque. Tanta roba. Come ha detto qualcuno, gli avrei dato altri venti euro. Nient’altro da dire, se non “grazie Dave, Carter e tutti voi”.

Dave Matthews Band 059

Andiamo a Barcellona. Andiamo al Sonar

Mia sorella a settembre scorso si è trasferita a Barcellona. Ma io, in qualità di fratello snaturato, avevo rimandato almeno cinque volte la mia andata. Finchè proprio lei mi ricorda il Sonar. Scambio di email col mio fratello spagnolo, la famiglia vive tutta lì, e c’è anche lui. Dai. E magari becco anche Elo. Sì!

Come da prassi, mi consulto coi miei compagni di ventura. La possibilità di non andare non è contemplata. Tempo mezza giornata e Zarfo ha già comprato il volo. Ok, la macchina si è messa in moto.

Prendo un biglietto Ryanair con partenza venerdì e ritorno lunedì a 28 euro. Manco a Firenze c’arrivo.

Andiamo a Barcellona. Andiamo al Sonar.

E poi Barna. In tre giorni ho fatto talmente tante cose che ho recuperato tutte le volte che non sono andato.

Mia sorella, Antonio, Jon, Pascale, Elo, Valentina, Alexia e Irma. Il kebab di Barna. La birra che ti viene a cercare. Le biciclette di Bicing!. Il Sonar di giorno da fuori e quello di notte da parecchio dentro. Animal Collective, Orbital, Moderat e l’alba con Carl Craig. Il risveglio alle 2. Il pranzo in piazzetta. L’indolenza della vacanza. Le cene italo-spagnole. Gli sguardi e The Notwist alle 3 di notte. Una mattinata a lavorare. A passeggio per Gracia.

Rimangono le foto. La maggior parte mie, alcune di Quella.

Barcelona 40

Dissonanze 2009. Zi, me fai na foto?

Sì, ma che facciamo? Prendiamo i biglietti per tutte e due le notti, così? Boh, se poi sabato vogliamo fare qualcos’altro… Non lo so, è che due notti di seguito… Non lo facevamo nemmeno quando c’avevamo il fisico…

Scusa, quanto viene il biglietto per le due notti? Zi, so’ cinquanta.

E solo una? Trentacinque.

Ok, due per due notti.

Non siamo nemmeno andati al preview all’ara pacis, con tutto che eravamo in lista, per via di alcuni impedimenti… E allora meglio approfittare del doppio ingresso. Che poi al limite sabato ce lo rivendiamo. Ma sì. Ammazza che caciara. No, ma stanno bene questi.

Daje. Andiamo a recuperare l’amico tuo e poi il Palazzo dei Congressi è tutto nostro.

Ecco, l’approccio a Dissonanze quest’anno è stato più o meno questo. Da lì in poi un mezzo delirio. Ho passato due notti a ballare e a fare foto, scoprendo quali possano essere le conseguenze di possedere un flash. Sì, perchè se Uno va in giro in mezzo alla gente con una reflex e un sb800 montato, tutti le sue crisi d’identità svaniscono in un attimo.

Zi, me fai na foto? Ma tu di che sito sei? Ma dove le posso rivedere? Che ci fai una foto? Ma dove le metti? Aspetta, aspetta, che chiamo l’amica mia, viè qua, che ci fa la foto. Oh, se so’ venuta male, non me taggà, eh.

Poi vengono i kilt, i tatuaggi, i problemi di cuore, un paio di occhiali, l’alba al gianicolo, Natasha Khan, le tette, una collana e gli orecchini. Tutto in due notti. Tutto con cinquanta euro, un sb800 e buoni compagni di ventura.

Primo maggio. Festa dei lavoratori.

“Stanchi degli happyhour? Ne avete abbastanza degli afterparty? I brunch hanno smesso di essere cool già da tempo?

Siete pronti per la nuova frontiera dell’enogastronomic entertainment: il pranda!
Dal New Mexico, il pranzo-merenda, un po’ come la febbre suina, sta contagiando tutti i club del mondo.

Ed è con immenso piacere che vi invito tutti al primo private-house pranda romano. Un evento esclusivo che avrà luogo nel mio loft il giorno della festa dei lavoratori, a ridosso del concertino che stanno organizzando sotto casa.”

Questo il testo dell’invito che ho mandato a qualche conoscente per mangiare due cosette insieme e poi andare al concerto in piazza. Ed è anche la parte del primomaggio di cui ho memoria. Bel pomeriggio, a casa, primo sole caldo, birra e troppa roba da mangiare. Tutto bene.

Quello che è successo dopo a me, Mancio e Kuki credo che aleggerà per sempre nelle nostre menti, e va bene così, meglio non avere tracce. A parte quelle sulla porta della mia stanza.

Il resto è nelle foto.


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