Le partenze mi mettono sempre ansia. L’idea del salto nell’ignoto, non sapere come sarà, non riuscire a immaginare di poter controllare le situazioni. Tutte pippe mentali che mi accompagnano fino alla sera prima dell’inizio del viaggio. Quest’anno poi ho voluto provare anche il brivido del passaporto nuovo gentilmente consegnatomi dalle nostre amate forze dell’ordine solo l’ultimo giorno utile. A tal proposito mi permetto una piccola digressione e azzardo un quiz. Mettete che abitiate in un Paese normale. Mettete che dobbiate convertire un passaporto più che valido in uno elettronico. Mettete che per una certa noncuranza antagonista non siate provvisti di carta d’identità idonea all’espatrio. Ovviamente, proprio perché abitate in un Paese normale, il vecchio passaporto vi sarà ritirato e annullato solo contestualmente alla consegna di quello nuovo, che senso avrebbe fare altrimenti? E se proprio dovete andare a Madrid per lavoro dopo aver richiesto il rinnovo, ma prima della consegna del nuovo, poco male, non vi hanno ritirato il vostro vecchio passaporto ancora valido. Ora, il quiz è questo: secondo voi l’Italia è un Paese normale? Vi aiuto io: no. Perciò ho dovuto rinviare all’infinito la richiesta di rinnovo, e va da sè quella della consegna. Così quest’anno non mi è venuta l’ansia perché sarei partito, ma se sarei partito.
E invece:
Volo di partenza Roma – New York
Mar 4 Ago 09 14:45 Roma (Fiumicino Airport) – 17:25 Amsterdam (Schiphol) Classe: Economy
Numero volo: KL3404
Tipo di aereo: Airbus A321-100/200
Operato da: Alitalia
Il tempo di attesa fino al volo successivo è 0h55
18:20 Amsterdam (Schiphol) – 20:15 New York (John F. Kennedy International) Classe: Economy
Numero volo: KL0643
Tipo di aereo: Boeing 777-200
Abbiamo cominciato il viaggio in una calda mattinata romana e passando per Amsterdam, solo scalo, signora guardia, solo scalo, ci siamo ritrovati in una casa a Brooklyn, quando l’afa newyorkese già cominciava a scemare.
L’impatto con la casa è stata una botta d’emozione e di fomento. Eravamo stanchi per il viaggio transoceanico, provati dalle code per la sicurezza e sbalorditi per l’idiozia del nostro tassista. Ci ritroviamo davanti a questo edificio a mattoncini rossi, in una zona supertranquilla di Brooklyn, con un pischello che ci spiega che è casa sua e di sua moglie e che loro vanno due settimane in Ontario dai genitori di lei e che per questo se la affittano. Se vogliamo, possiamo finire le cose in frigo. Possiamo fare lavatrici, chiedere cose al vicino. Possiamo pure organizzare una festa. Un’unica raccomandazione, se prendete l’erba, ecco, sapete qui si usa farsela portare a casa. Ecco, vi chiedo di evitare perchè poi chiedono se ne vogliamo ancora… No, vabbè, ma dove stiamo?.
Ecco questo è stato più o meno l’impatto con la casa che vedete nelle foto. Sorvolo su un trascurabilissimo problema di posti-letto, solo per non tediarvi oltre, ma soprattutto perchè io, comunque, ho dormito da paura.
La prima sera ricordo una passeggiata col Mancio,la prima birretta in terrazza e un innocente fomento.
Il giorno dopo: New York. E se arrivi in metro, non puoi mancare lo sbarco a Times Square. Il primo impatto deve essere quello. Pubblicità, colori, taxi, gente, il primo e unico hotdog. Poi visto che ci sei, Madison Sq Garden e Pennsylvania Station, così giusto per dire che ci sei stato e ti spingi fino a Washington Sq, a vedere giocare a scacchi o a goderti un concertino. Nel frattempo magari ti raggiunge anche il Giovane Holz(N)er e quindi andate a fare un giro a Soho per negozi. Passeggiando, passeggiando si fa l’ora dell’aperitivo. Perché non andare all’Emporio, a mangiare vera pizza romana e svoltare il giusto numero di pinte di birra, in piena Little Italy? Mezzi ubriachi ci siamo separati, con Zarfo e Mancio in luna di miele a piedi su Williamsburg Bridge, io, Radix e il Giovane Holz(N)er verso la casa.
Questo più o meno è stato il primo giorno e mezzo e anche ciò che troverete nelle foto che seguono.
