Andiamo a Barcellona. Andiamo al Sonar
Mia sorella a settembre scorso si è trasferita a Barcellona. Ma io, in qualità di fratello snaturato, avevo rimandato almeno cinque volte la mia andata. Finchè proprio lei mi ricorda il Sonar. Scambio di email col mio fratello spagnolo, la famiglia vive tutta lì, e c’è anche lui. Dai. E magari becco anche Elo. Sì!
Come da prassi, mi consulto coi miei compagni di ventura. La possibilità di non andare non è contemplata. Tempo mezza giornata e Zarfo ha già comprato il volo. Ok, la macchina si è messa in moto.
Prendo un biglietto Ryanair con partenza venerdì e ritorno lunedì a 28 euro. Manco a Firenze c’arrivo.
Andiamo a Barcellona. Andiamo al Sonar.
E poi Barna. In tre giorni ho fatto talmente tante cose che ho recuperato tutte le volte che non sono andato.
Mia sorella, Antonio, Jon, Pascale, Elo, Valentina, Alexia e Irma. Il kebab di Barna. La birra che ti viene a cercare. Le biciclette di Bicing!. Il Sonar di giorno da fuori e quello di notte da parecchio dentro. Animal Collective, Orbital, Moderat e l’alba con Carl Craig. Il risveglio alle 2. Il pranzo in piazzetta. L’indolenza della vacanza. Le cene italo-spagnole. Gli sguardi e The Notwist alle 3 di notte. Una mattinata a lavorare. A passeggio per Gracia.
Rimangono le foto. La maggior parte mie, alcune di Quella.
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