Dissonanze 2009. Zi, me fai na foto?

Sì, ma che facciamo? Prendiamo i biglietti per tutte e due le notti, così? Boh, se poi sabato vogliamo fare qualcos’altro… Non lo so, è che due notti di seguito… Non lo facevamo nemmeno quando c’avevamo il fisico…

Scusa, quanto viene il biglietto per le due notti? Zi, so’ cinquanta.

E solo una? Trentacinque.

Ok, due per due notti.

Non siamo nemmeno andati al preview all’ara pacis, con tutto che eravamo in lista, per via di alcuni impedimenti… E allora meglio approfittare del doppio ingresso. Che poi al limite sabato ce lo rivendiamo. Ma sì. Ammazza che caciara. No, ma stanno bene questi.

Daje. Andiamo a recuperare l’amico tuo e poi il Palazzo dei Congressi è tutto nostro.

Ecco, l’approccio a Dissonanze quest’anno è stato più o meno questo. Da lì in poi un mezzo delirio. Ho passato due notti a ballare e a fare foto, scoprendo quali possano essere le conseguenze di possedere un flash. Sì, perchè se Uno va in giro in mezzo alla gente con una reflex e un sb800 montato, tutti le sue crisi d’identità svaniscono in un attimo.

Zi, me fai na foto? Ma tu di che sito sei? Ma dove le posso rivedere? Che ci fai una foto? Ma dove le metti? Aspetta, aspetta, che chiamo l’amica mia, viè qua, che ci fa la foto. Oh, se so’ venuta male, non me taggà, eh.

Poi vengono i kilt, i tatuaggi, i problemi di cuore, un paio di occhiali, l’alba al gianicolo, Natasha Khan, le tette, una collana e gli orecchini. Tutto in due notti. Tutto con cinquanta euro, un sb800 e buoni compagni di ventura.

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